La donna che ha ascoltato tutto… e che è tornata”

Per giorni non potevo muovermi.

Ma ascoltavo tutto.

Ogni voce.

Ogni risata.

Ogni decisione sulla mia vita, come se io fossi già sparita.

E poi arrivò il giorno 18.


“Il funerale sarà semplice,” disse Teresa.

“Nessuna bara aperta. Nessun dramma.”

“E dopo firmeremo tutti i documenti,” aggiunse Andrés.

Karla rise piano.

“Finalmente potremo vivere la nostra vita.”


E poi successe qualcosa.

Qualcosa nel mio corpo si mosse.

Un dito.

Un piccolo movimento.

Un’infermiera lo notò.

“Sta reagendo!”

Passi.

Panico.

Allarmi.

“Dottore! Sta tornando!”


Aprii gli occhi.

Bianco.

Troppo bianco.

Troppo forte.

Troppo reale.

Ma ero viva.

E le prime parole che sentii furono:

“Non può succedere… non deve svegliarsi.”


E in quel momento capii una cosa:

Non ero tornata per sopravvivere.

Ero tornata per distruggere tutto ciò che mi avevano fatto.

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