“La verità che non si poteva più nascondere” – Parte 2

Il medico tornò nel corridoio con il volto serio.

Lucas era dietro la tenda, pallido e tremante.

Io non riuscivo quasi a respirare.

— «Abbiamo effettuato ulteriori esami,» disse il medico.

Camila si alzò di scatto.

— «E allora?»

Il medico non la guardò.

Guardò me.

— «Suo figlio presenta segni di violenza fisica ripetuta.»

La parola “ripetuta” cadde come un colpo secco nella stanza.

Camila rise nervosamente.

— «È solo goffo, cade sempre.»

Il medico scosse la testa.

— «Non sono incidenti.»

Silenzio.

L’agente di polizia prese appunti.

— «Questo verrà registrato ufficialmente.»

Camila si voltò verso di me.

— «Sei tu che hai rovinato tutto.»

Io la guardai senza emozione.

— «No. Io sto proteggendo mio figlio.»

Lucas fu portato in una stanza separata.

Finalmente potei vederlo.

Era piccolo, pallido, distrutto.

— «Papà… non voglio tornare.»

La mia voce si spezzò.

— «Non ci tornerai.»

Poi sussurrò:

— «Mamma si arrabbia se parlo.»

Tutto dentro di me si congelò.

— «Che cosa succede a casa?»

Esitò a lungo.

— «Se parlo… non mi danno da mangiare.»

In quel momento la porta si aprì.

Camila entrò furiosa.

— «È una bugia!»

Lucas iniziò a tremare.

Mi misi davanti a lui.

— «Non ti avvicinare.»

— «Gli credi più che a me?» gridò lei.

— «Sì.»

E tutto cambiò per sempre.

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