La voce di mio marito squarciò l’aria come una lama affilata, e l’intero tavolo cadde nel silenzio mentre i lampadari dorati della Sala Zaffiro tremolavano sopra i gigli bianchi. In quel preciso istante capii che non si trattava di una frecciatina impulsiva, ma di un’azione pianificata nei minimi dettagli da tutta la sua famiglia.
La cena era stata organizzata da mia suocera, Gladys Whitlock, con il pretesto di festeggiare l’anniversario della loro compagnia di navigazione. Aveva promesso una serata intima, ma la sua idea di intimità comprendeva sempre membri del consiglio comunale, lobbisti e un gruppo di mondani che esistevano solo per gratificare l’ego della famiglia.
Sono stata sposata con Conrad Whitlock per sette anni, abbastanza a lungo da riuscire a decifrare ogni minimo movimento della sua mascella e ogni curva predatoria del suo sorriso. Stasera c’era qualcosa di più freddo nell’aria, dal modo in cui mio cognato Troy continuava a ridacchiare sorseggiando il suo scotch al modo in cui Gladys mi guardava con la curiosità distaccata di uno scienziato che appunta una farfalla.
